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Nuove ipotesi dell'arte moderna, il Quadrato, Torre del Greco, 1968
 
 Lunedì 03 Maggio 2010 – Scritto da Edoardo Ciancio/Eciancia   

ilquadratoNon sono pochi gli anni, nell'inoltrato secolo, da che anche Napoli s'è sganciata dai resti (ben duri a morire invero!) del naturalismo ottocentesco che pure, ai suoi giorni, contrassegnò una grande stagione dell'arte italiana.

E non solo la città, ma la sua frangia periferica, come questa vesuviana che da Resina a Portici conobbe quella gloriosa successione dalla scuola di Posillipo, proprio con la scuola di Resina, alla quale è strettamente lagata la nascita del paesaggio moderno.

In quella plaga anche Torre del Greco si sveglia, e la mostra che annunziamo prelude ad altre iniziative di un gruppo di giovani artisti che faranno presto parlare molto di loro: Torre, le due Torri, Portici, San Giorgio, Stabia uniranno le loro giovani energie in un fascio, che sarà bene però non si sforzi a esibire le sue patenti di nobiltà col risalire fino a Pompei e ad Ercolano.

Espongono cinque artisti (pittori, scultori?) affiancati da altri quattro artisti (gruppo studio di Portici, sorto intorno alla Galleria Carolina, che forniscono, tutti insieme, una unica opera «environment» che è poi uno spazio ambientale, di puro carattere plastico, che fa tutt'uno di contenuto e contenitore, includendo anche la partecipazione attiva del visitatore (o fruitore).

Da quando Benedetto Croce segnò la fine dei generi letterari con l'unica distinzione di poesia (in versi o in prosa) e di letteratura (anche se di evidenza metrica) il processo di ulteriore liberazione non ha avuto più sosta.

E oggi veramente è difficile dire se questa o quell'opera sia di pittura o di scultura, o di grafica, quando non intervengano addirittura integrazioni e sviluppi di carattere ottico, cinetico, scientifico, implicando, così il cinema, l'architettura, l'industrial design.

Tra questi giovanissimi emerge la figura di Renato Barisani di dimensione ormai internazionale, nella sua avanzata maturità, con «Struttura a due colori» dove elementi geometrici, in novissimi materiali, compongono seducentissimi incontri di forma e volume, di colori o pieni o translucidi; e una delle due opere, con assicelle in bianco e nero, sullo sfondo di un telaio delimitato da una larga incorniciatura, presenta, proprio al centro dello spazio così ottenuto, la magica presenza di una sfera plastica in rosso che appare in bilico e pure sta fermissima.

Col «Traffico di pelle» le immagini seriali in tre scomparti di Nicola Consiglio introducono la poetica della pop-art, e in uno di questi la caratterizzazione etnografica stacca decisamente dalla interazione di immagini della successiva serie quasi di fotogrammi.

Vito Esposito presenta due pezzi, uno di forma e andamento stellare, di un bianco di gardenia, con petali che risultano in rilievo; ed un altro, dove il gioco delle scaglie dentate promuove delicati contrasti chiaroscurali.

Giacomo Fiorentino, con i suoi cilindri in giallo e nero e con il suo pannello in rosso e nero propone delle forme dalle luci variatissime che inducono una continua vibrazione a seconda dello spostarsi dell'occhio di chi guarda, e i colori organizzano ciò in ferme scansioni cromatiche.

Antonio Tammaro con le sue fasce di alluminio (e in una delle due opere, un ricciolo della spirale include un piccol sistema di rotelle, quasi da cassa di orologio) determina un gruppo di elementi in stasi preludendo a un possibile scatto che risolverà le curve di una fulminea tensione.

Gli artisti del gruppo «Studio di Portici» che operano collegialmente nell'anzidetta operazione di «Environment» sono: lo scultore Galbiati, i pittori Eciancia e Maione, l'architetto Zoleo, e la loro Galleria era fino a ieri l'unico centro artistico di attività sperimentale nella fascia vesuviana.

CARLO BARBIERI

Marzo 1968