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Arte in Campania, ricognizione '68, Capua, 1968 - Pagina 3
 
 Giovedì 06 Maggio 2010 – Scritto da Edoardo Ciancio/Eciancia   

Dalla superficie all'ambiente

Questa mostra, che intende documentare un ampio settore dell'arte campana, richiede qualche chiarimento preliminare. Anzitutto questo, che essa non rappresenta l'intero arco della operatività artistica della nostra regione, ma solo una parte. Il secondo chiarimento riguarda le ragioni che hanno indotto gli organizzatori alla scelta critica che presiede a questa manifestazione: in proposito diremo, sia pure schematicamente, che il criterio selettivo è fondato sulla convinzione che gli artisti presenti operano all'interno delle correnti più vive incidenti nella realtà odierna. Il terzo chiarimento ci porta finalmente al punto centrale della questione, in quanto concerne le ragioni critiche di questa valutazione. Riprendiamo, a questo proposito, un discorso cui abbiamo già accennato altre volte e ribadiamo che l'artista riprende oggi il colloquio con il mondo che lo circonda, resupera la dimensione del quotidiano e persino del banale che fa parte della nostra esistenza. L'ambiente con cui l'artista entra in relazione è l'ambiente urbano, la scena cittadina fitta di immagini, di segnali, di messaggi, di oggetti e di frammenti di oggetti: quasi una nuova e diversa foresta di simboli che rinviano a un significato più vasto e profondo, a un modo di vivere e di pensare la vita (e quindi anche di pensare e fare l'arte) caratterizzato dalla consapevolezza che ciascuno di noi è intrinsecamente implicato dentro questa nuova realtà e che è questa stessa realtà a indicare i modi che ci consentono di affermarla, modi iscritti ormai senza possibilità di ritorni nel dominio dell'artificiale.

Questa consapevolezza apparentemente paradossale di guardare, qui, quadri e sculture che non sono più quadri e sculture, nella misura in cui questi termini sono impiegati tradizionalmente. E cominciamo dalla pittura, che non può essere intesa come rappresentazione di spazi che sfondano la superficie con l'intento di mostrare l'accadimento di fatti, da là dalla cornice, a noi che ce ne stiamo tranquillamente al di qua, a guardare dalla finestra prospettica. Non meno remota ci appare la pittura intesa come confessione autobiografica, come denuncia viscerale e narcisistica della durezza e della oggettività del reale. C'è di più: un quadro può aver rinunciato a qualsiasi rappresentazione del mondo esterno e essere ancora racconto, registrazione della vta interiore dell'artista, dei suoi sentimenti e sensazioni. In tal caso, il quadro è ancora pittura, in senso tradizionale. Questa mostra vuol dimostrare invece che un quadro può non essere più pittura (nel senso sopra precisato), così come una sequenza di immagini di Godard non è più un film ma è solo e semplicemente cinema. I quadri presenti in questa mostra assumono allora un significato nuovo giacchè essi si presentano anzitutto come uno sbarramento, uno schermo che impedisce all'occhio dello spettatore di vedere ciò che accade al di là della superficie.E' una imposizione leale, perchè al di là della superficie non c'è nessun accadimento, nessuna dimensione ulteriore da esplorare: tutto si svolge sulla superficie del quadro e al di qua di essa, all'interno dello spazio vitale in cui ci troviamo noi e l'opera. Il quadro diventa il punto di partenza per una esperienza totalmente diversa, in quanto si tratta di una esperienza che attua interamente dello lo spazio ambientale: la superficie pittorica assume il significato di livello zero, di punto e a capo da cui ha inizio una nuova dimensione estetica che tende all'abolizione di ogni diaframma tra spazio pittorico e spazio esistenziale, tra arte e vita. Ma l'opera a una dimensione che ci viene proposta da questi artisti non si identifica con l'uomo unidimensionale della descrizione marcusiana: al contrario, essa rappresenta un invito perentorio a non cercare impossibili e illusorie vie di uscitadalla condizione presente ed a vivere il qui e ora con partecipazione e intelligenza critica. Il recupero di alter dimensioni (lo scarto vitale del gesto e del comportamento) non è precluso; precluse sono invece le direttive che riaprono sulla spazialità illusiva della pittura tradizionale. La scultura subisce un analogo, radicale processo di trasformazione, la oggettività del reale, l'assottigliamento della linea di demarcazione tra fatto plastico e fatto vitale, negano alla scultura le vie che conducono a una nuova definizione antropomorfica o anche soltanto alla riedizione di un fatto plastico circonfuso di aura e alla rappresentazione di spazi privilegiati che impongono allo spettatore un atteggiamento di distaccata contemplazione. Sono scomparsi nello stesso tempo i confini tra pittura e scultura, che tendono entrambe a una definizione di uno spazio estetico totale, invadendo il territorio dell'architettura e del teatro. L'opera si integra allo spazio ambiente, si fa essa stessa involucro che avvolge lo spettatore. La linea di demarcazione tra spazio artistico e spazio esistenziale, sottoposta da almeno un secolo a un lento ma continuo processo di corrosione, sembra definitivamente scomparsa. Arte e Vita tendono a identificarsi e fondersi reciprocamente.

Filiberto Menna