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L'ultima dei molti cani, B&B Fiume di Pietra, Ercolano, 2006
 
 Martedì 04 Maggio 2010 – Scritto da Edoardo Ciancio/Eciancia   

lultimadeimolticaniChe l'ultimo dei multicani sia stato visto in quel brulicante purgatorio che è Napoli, in prossimità del gorgogliante vulcano che da un po', nauseato dall'effluvio ubusconiano, ha deciso di contenere i suoi prorompenti rutti e il suo vomito di fuoco in attesa di produrre uno stravolgimento senza pari, non sorprende affatto. Napoli è la città più patafisica ch'io conosca, coi suoi tremori, le sue sceneggiate, la sua golosità, il suo solare ottundimento, e l'ultimo dei multicani è Paolapata, cagna dal latrato scurrile: gruch, stronc, merdrach, cacacrach, che bavando e ringhiando morde i culo dei multipatacani letargici, sonnolenti e mosci, insufflandovi vita e invogliandoli a sbrindellare le natiche dei numerosi cespubush, ubusconi, ubulivi, che insieme ad altri mediubù rovesciano liquami mefitici su questa luminosa terra. Paolapata l'irrefrenabile, la delirante belva che azzanna la modestia perniciosa di cui spesso siamo preda, sembra aver capito che le acrobazie della mente, l'ilarità, il gioco, il rompere i coglioni sono attività nutritive del senso della vita. E' raro trovare qualcuno la cui curiosità si trasformi in vizio, in un irrefrenabile fervore. Pare che possegga strumenti capaci di bloccare la stanchezza, il torpore, l'inerzia. La sua sapienza deriva certamente da una sfacciata, ma particolare ignoranza: quella suggerita da A. Jarry agli studenti per non apprendere cose inutili che avrebbero ostacolato qualunque pratica creativa. Paolapata morde, ma accarezza anche poiché possiede un megacuore, disponibile ad accogliere intelligenza e stupidità, senza frenare il proprio battito. Spesso, senza rendersene conto, naturalmente, ridicolizza gli schemi oppressivi che hanno soffocato la storia di gran parte dell'umanità e la stabilità asfittica dei valori consacrati. Forse è proprio il comportamento insensato di Paolapata ad offrirci lo spunto di sgambettare i miti della produttività e del consumo capitalistico. In un mondo dedito alla funzionalità e all'efficienza ridare valore a gesti inutili, goffi, stupidi non ci permetteranno di cambiare il mondo, ma ci aiuteranno a soddisfare la nostra più intima patafisicità. Ora qualcuno l'ha vista simulare una cagna dalla coda spiralica; una cagna che azzanna sputando e pernacchiando sulle natiche di un patabranco assonnato e sterile. Quale possa essere il risultato? Non siamo in pochi ad augurarci che una più intensa attività di depurazione delle idee tronfie, convenzioni, luoghi comuni e vane certezze costituisca l'intenzione di un prossimo futuro dell'istituto patafisico partenopeo.

Il Pascià Mario Persico